Di cosa si tratta

Daria Paoletta, Enrico Messina e Gaetano Colella decidono di lavorare insieme sulle Metamorfosi di Ovidio. L’affinità artistica, umana e persino geografica tra loro gli fa intuire che la combinazione li porterà a scoprire territori di bellezza ancora inesplorati.

Il desiderio è quello di portare sulla scena il meraviglioso e multiforme universo mitologico scritto da Ovidio, dove le storie degli Dei e degli umani sono intrecciate in un groviglio primordiale. Grazie al racconto, un po’ alla volta, la matassa si dipana e si entra nei luoghi del mito, dove nulla è ciò che sembra, nulla rimane come appare: un bosco, un tempio, una semplice casa… gli ambienti sono rarefatti, luci e ombre si alternano per non svelare mai del tutto ciò che è, ciò che è stato, ciò che sarà.

Lo sguardo del narratore avvolge tutto, stringe il campo, allarga di nuovo, fissa istantanee per non dimenticare che il mito è memoria dell’uomo e della sua natura. Presenza mutiforme, incontra i personaggi che abitano il mondo onirico di Ovidio: dapprima indistinti nei loro confini, questi trovano forma nelle parole del racconto, nel corpo degli attori, si scolpiscono nella gommapiuma.

Allora ci mettiamo a cercare di costruire le condizioni perché questo sia possibile. Questo anche devono fare oggi degli attori/narratori: costruire le condizioni perché il loro lavoro sia «riconosciuto» e diventi possibile. Laddove il lavoro non è solo nell’atto di narrare al pubblico, ma anche (e forse soprattutto) nel tempo lungo di comporre la narrazione; il tempo della sedimentazione, della condivisione, della ricerca dell’urgenza; il tempo di buttare via tutto e di ricominciare; il tempo di concepire, il tempo della gestazione, il tempo di partorire.

Insieme al Festival della Narrazione di Arzo, che coproduce il progetto, si è immaginato che questo sia un «progetto degli spettatori», un progetto di «produzione popolare» cui ciascuno potrà contribuire in prima persona su wemakeit.

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